Nella nostra società contemporanea, il corpo è spesso ridotto a un progetto da ottimizzare, un oggetto da modellare secondo canoni esterni o, nel contesto dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), un vero e proprio campo di battaglia. In questo conflitto interiore, l’individuo sperimenta una profonda disconnessione: un allontanamento doloroso e sistematico dalla propria fisicità.
L’obiettivo di un percorso di guarigione dai DCA è complesso e multifattoriale, ma un aspetto resta cruciale: la riappropriazione del corpo. Si tratta di compiere il passaggio da un corpo temuto o rifiutato a un corpo che torna a essere dimora e alleato. In questo delicato processo, l’Antiginnastica, il metodo ideato da Thérèse Bertherat, offre un approccio sorprendentemente efficace, rispettoso e profondo.
Il Corpo Come Nemico: La Disconnessione nei DCA
Nelle patologie come l’anoressia, la bulimia o il Binge Eating Disorder, il corpo viene percepito come un’entità separata dall’identità, diventando il bersaglio privilegiato del controllo, della punizione o della distrazione. Questa relazione tossica si manifesta attraverso due modalità opposte, ma strettamente interconnesse:
- Iper-controllo e Giudizio: Ogni centimetro di pelle e ogni variazione di peso sono sottoposti a uno scrutinio ossessivo. Il movimento non è più espressione di sé, ma viene inteso esclusivamente come esercizio punitivo o mezzo meccanico per bruciare calorie.
- Anestesia Emotiva: Il corpo è vissuto come una “cosa”, un guscio da ignorare o da riempire forzatamente per soffocare il dolore emotivo. I segnali interni fondamentali — fame, sazietà, stanchezza, dolore — vengono sistematicamente ignorati.
In questo scenario, la relazione è spezzata: non esiste più ascolto, ma solo comando, sottomissione e lotta.
L’Antiginnastica: Tornare ad Abitare se Stessi
L’Antiginnastica si distingue radicalmente dalla ginnastica tradizionale proprio per la sua filosofia di base: non si tratta di “fare esercizio” per raggiungere un obiettivo estetico o una performance, ma di “educare il corpo” a ritrovare la sua intelligenza e la sua libertà originarie. Ecco perché questo metodo si rivela prezioso nel percorso di riappropriazione:
1. Il Rifiuto della Performance
A differenza di molte discipline fisiche che enfatizzano la velocità, la forza o la flessibilità estrema, l’Antiginnastica lavora attraverso movimenti minimi, lenti e di estrema precisione. Non c’è un traguardo da tagliare, una gara da vincere o un giudizio esterno sul risultato. All’individuo non viene chiesto quanto riesca ad allungarsi, ma cosa sente durante l’allungamento. Questo approccio elimina immediatamente la pressione performativa che spesso aggrava la compulsione e l’ansia in chi soffre di DCA.
2. L’Ascolto delle Sensazioni Interne
I movimenti sono concepiti per risvegliare aree muscolari spesso dimenticate, nascoste o cronicamente tese, lavorando in profondità sulla muscolatura posteriore e sulla respirazione. Durante una seduta, l’attenzione è costantemente riportata all’interno: “Che sensazione avverti nella spalla?”, “Come si muove il tuo respiro nel bacino?”. Questa indagine corporea non giudicante è fondamentale per ripristinare il dialogo con il corpo. È un processo di rieducazione della mente a fidarsi dei segnali fisici, un passo cruciale per ricostruire il senso di fame e sazietà e per riconoscere le emozioni intrappolate nella tensione muscolare.
3. La Risposta, Non la Reazione
Nei DCA, la reazione al corpo (vomito, restrizione, abbuffata) è spesso automatica, dettata da paura o vergogna. L’Antiginnastica insegna invece una risposta cosciente. Quando si lavora su un punto rigido o dolorante, l’istruttore invita a non forzare, ma ad accogliere la sensazione e a muoversi fino al proprio limite, mai oltre. Questo è un potente esercizio metaforico: imparare a rispettare i propri confini fisici si traduce nella capacità di rispettare i propri limiti emotivi e psicologici. È, a tutti gli effetti, un addestramento pratico alla gentilezza verso di sé.
Riscoprire la Propria Dimora
L’Antiginnastica non è una cura isolata per i DCA, ma un potente strumento complementare. Essa aiuta a ricucire lo strappo tra mente e corpo, offrendo un linguaggio neutro e sensoriale per nominare ciò che si sente, al di là del peso o della forma.
La riappropriazione del corpo passa attraverso la riscoperta della sua funzionalità, della sua forza intrinseca e della sua capacità di sostenere la vita. Attraverso i movimenti dolci e lenti, l’individuo non impara solo a muoversi meglio, ma a sentirsi meglio nel proprio corpo, trasformandolo finalmente da gabbia in dimora accogliente.
Integrare l’Antiginnastica in un percorso terapeutico multidisciplinare (psicoterapia, nutrizione) facilita il passaggio cruciale: da un corpo-oggetto a un corpo-soggetto, un corpo finalmente libero di esistere, sentire e abitare il mondo.


